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Metamorfosi d’amore con la Mitteleuropa Orchestra

Paolo Cavallone - backstage 2012
  • Mitteleuropa Orchestra
  • Marco Guidarini direttore
  • Roberto Fabbriciani flauto
  • Antonio Merici violoncello

NOTE MUSICALI AL PROGRAMMA

Alla base della creazione del brano si trova la riflessione sulla necessità d’amore nell’equilibrio fra le componenti fondanti della psiche umana. Diverse suggestioni e stimoli sono confluiti nella realizzazione di Metamorfosi d’amore.

Da un lato, il bimillenario della morte di Ovidio, nato come me a Sulmona. Dall’altro, il concetto di mutazione come metamorfosi interiore e del corpo, come pure della dimensione maschile e femminile della psiche. Video meliora proboque, deteriora sequor pronuncia la Medea del poeta latino. Dunque, nell’imperfezione umana si realizza la manifestazione di amore. Ovvero, la metamorfosi e guarigione di psiche, all’ingresso di amore, parafrasando Apuleio o il Cantico dei Cantici.

La stessa scelta dei solisti assume significato simbolico: il flauto, antropologicamente uomo-dio e donna-violoncello, umanità. Il brano, nelle sue varie configurazioni, assume significati sempre diversi. Ciascun elemento viene inquadrato da diverse prospettive al fine di restituire, nella sua proliferazione gestuale, un’unità dei contrari, Oggi, necessaria.

Paolo Cavallone

Il “doppio concerto” di Cavallone è accoppiato – a sua volta – da quello mozartiano per flauto e arpa K299, composto nel 1778, gioiello galante di un genere musicale aristocratico, ma di raffinata sensualità. Tutta mozartiana è la grazia dei due capolavori raveliani, Tombeau di Couperin e Ma Mère l’Oye. Il primo, composto tra il 1914 e il 1917, costituisce una sorta di tributo all’arte di Francois Couperin. Si tratta di una suite sul modello barocco, ma che comprende sia movimenti di danza (Furlana, Rigaudon, Minuetto), che brani tipicamente strumentali (Preludio, Toccata e Fuga). Ma Mère l’Oye è anch’essa una suite composta da cinque pezzi, originalmente per pianoforte a quattro mani e successivamente trascritta per orchestra. Pubblicata nel 1910, la suite è ispirata dalle illustrazioni tratte da un libro di fiabe per l’infanzia.

Marco Guidarini

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