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REVIEWS
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``Uno dei talenti più interessanti del panorama musicale contemporaneo``
Rondo
“…uno dei talenti più interessanti del panorama musicale contemporaneo…”
Biblio-net Musica
“Un vero e proprio genio… il compositore Paolo Cavallone ha alle spalle una solida formazione… un pregevole esordio discografico. Contrasto, questo il titolo del CD…”
Musicalnews.com
“…fine compositore e virtuoso pianista… l’estro compositivo di Cavallone risente molto delle articolazioni del suono a conferma di una spiccata autonomia interpretativa…”
Il Messaggero
“…i brani contenuti nel CD Confini rappresentano degli autentici gioielli di musica da camera contemporanea…”
Italia Oggi
“…in Confini, le varie configurazioni del gesto musicali formano panorami che stimolano tanto l'udito quanto la vista…”
JAM
“…una profonda consapevolezza tecnica… un pensiero, il suo, che ricerca un'immagine, un suono, un'emozione…”
Federica Nardacci
Nuove Tendenze
“…Un linguaggio… affascinante e complesso, dove l’ascoltatore segue un percorso interiore, a tratti cupo e misterioso ma sempre suggestivo. Cavallone riprende la lezione della musica colta del Novecento, con leggere contaminazioni jazz e blues, destrutturalizzando le forme. Le eccellenti partiture… di Illusioni per solo pianoforte sono state scritte tra gli otto e i dodici anni, a conferma di un talento davvero precoce…”
Paolo Ansali
Musikbox
“Nel XX secolo, la storia del far musica – ovvero… storia dell’organizzare umanamente il suono – ha aggregato al suo dominio, e in particolare a quel determinato dominio dell’organizzazione intenzionata che le convenzioni definiscono ‘composizione’, anche un pensiero prima apparentemente impraticato, etichettabile intrasonico: non solo – e in certi casi non più – comporre i suoni, ma comporre il suono, nelle sue strutture fisiche interne e nella loro proiezione nel tempo... I due aspetti, nel posizionamento estetico e nella concreta prassi dei compositori, negli ultimi decenni non si sono solo guardati in cagnesco, ma piuttosto si sono relazionati in rapporti di varia tipologia: dinamica complementarietà, intuita più o meno coscientemente anche nelle figure opposte e radicali nella scelta di campo (si prendano, nel panorama italiano, uno Scelsi e un Donatoni); integrazione alle fondamenta della poetica, senza la necessità – ma con la possibilità – di fissioni `{`crono`}`logiche a monte o valle dei singoli percorsi compositivi (Nono, Ligeti, Xenakis); funzione ecdotica del ripensare status e processo d’intenzionamento (Cage…). Col progressivo riconoscere il distinguersi storico ed estetico delle due posizioni, e con l’avvicendarsi delle generazioni, sembra infine delinearsi un’ulteriore opzione che – dialetticamente, verrebbe da dire senza cautela – le supera: comporre il suono e comporre i suoni si disporrebbero in uno spazio tecnico-ideativo esplorabile, liberamente, tanto sull’asse spaziale/sistematico delle equivalenze, quanto su quello sintagmatico – per non dire di nuovo, oggi, ‘narrativo’ – delle successioni. Di tale chance la musica di Paolo Cavallone costituisce, a mio avviso, una promessa, ben individuata negli ultimi numeri del suo catalogo attuale, nel quale, si pone come snodo ed accensione problematica il brano Contrasto, per quartetto d’archi (1999)… Attraversare fasi di scrittura in cui si compone il suono nella sua complessità interna, ovvero – come Scelsi la definiva – sferica, scavando entro le sue pieghe timbriche e dinamiche, nei suoi intorni microintervallari, nelle sue proiezioni nello spazio frequenziale e temporale, e poi si compongono i suoni, in relazioni non più tematiche, ma cellulari, figurali… ; per Cavallone, l’intervallo stretto, minimo, di semitono, uno dei confini – nel sistema temperato – tra il suono uguale a sé e il suono altro da sé, può essere il ‘gesto’ generatore di altre maglie intervallari, della tramatura dinamica delle superfici sonore, fin dell’intera forma: «Si coglie la ‘metafora’ di un andamento e lo si proietta sull’organizzazione… è il gesto che genera il movimento», inteso dall’autore non solo come dinamica delle superfici sonore, ma anche – seguendo Hanslick – dinamica relazionale-astratta dell’espressione, e persino dinamica del confronto con l’extramusicale, con un ‘altro-dal-suono’ che non riguarda più il rumore, ma tocca le motivazioni più nascoste dell’intenzionarsi dei suoni… espressivo di una poetica dell’attraversamento, praticata nella relazione del suono con la sua idea e delle relazioni sonore che costruiscono il brano: «…le possibili visioni dalle più diverse angolazioni – le porte astratte e necessarie - dell’unico gesto interiore e musicale…”
Alessandro Mastropietro
Suono Sonda
“…la musica di Paolo Cavallone non conosce confini…”
Il Velino
Italian National Press Agency
‘’Evitando l’opposizione dualistica soggetto/oggetto a partire da una concezione del suono e della musica come realtà “oggettiva” percepibile fisicamente all’interno di coordinate spazio-temporali, viene adottato il concetto di visibilità come fruizione legata alla componente auditiva, attraverso l’identificazione analogica udibilità/visibilità e l’opposizione materialità/ immaterialità. L’ascolto in quanto sede della manifestazione del soggettivo che ne favorisce l’estrinsecazione attraverso lo scaturire della facoltà immaginativa e affabulatrice, dà luogo a quello che potrebbe essere definito il vero e proprio fantasma della musica, la sua componente “umbratile”. La nostra soggettività, dunque, ha l’attribuzione di mediare e rielaborare l’oggettività del dato musicale lasciandola inalterata e modificandola al tempo stesso, quasi ricreandola in una dimensione autonoma inaccessibile all’altro. L’inaccessibilità si palesa a sua volta come invisibilità che diventa l’insieme e la somma dei molteplici invisibili , costituendo il limite della possibilità di visione individuale. Il fruitore esercita la facoltà conservativa del suono, anche nella sua dimensione fantasmatica, una sorta di estensione e prolungamento dell’esistenza della musica stessa; intesa come assorbimento e custodia dell’elemento immateriale. La molteplicità di percezioni, di fruizioni, di elaborazioni può corrispondere dunque a una molteplicità di invisibili, o a molteplici aspetti di un medesimo invisibile, costruzione al tempo stesso soggettiva e oggettiva, come somma delle parti. La facoltà conservativa inoltre è direttamente collegata alla memoria sia volontaria sia involontaria, quali ulteriori strumenti della potenzialità dell’elemento strettamente “materiale” come fonte di costruzione e strutturazione dell’immateriale, collocati nella sfera percettiva del soggetto, che inerisce all’ indicibilità, toccando emozioni, pensieri, sensazioni prettamente individuali costituenti il dominio dello spirito. È proprio della natura della musica rimandare ad altro, amplificando ulteriormente la dialettica tra invisibilità e visibilità, soggettività e oggettività. Ogni esperienza può esserne occasione: riflessioni e figurazioni, associazioni e accostamenti analogici, fino all’elemento fisico corporeo della tattilità. Tutte queste operazioni rinviano alla dicotomia iniziale in modo tale da estendere ulteriormente il dominio dell’ assimilazione e ricreazione dell’ ascolto nell’ulteriorità del suo potenziale. Quale sia poi la differenza qualitativa tra la natura della musica e quella dell’immateriale che viene evocato, e in che senso l’immaterialità generi qualcosa appartenente alla sua stessa composizione, esula dalla postulazione di una qualsiasi teoresi.’’
Erika Dagnino su En coup de foudre
Suono Sonda 2009