En coup de foudre (per violino e pianoforte)

Daniela Marinucci, vl
Tommaso Manera, pf

Label: Suono Sonda CD-001 courtesy of Domani Musica
with score
2009

List of works

La percezione, l’invisibile (da “Suono Sonda”, Anno 4, N°7, Febbraio 2009)

Evitando  l’opposizione dualistica soggetto/oggetto a partire da una concezione del suono e della musica come realtà “oggettiva” percepibile fisicamente all’interno di coordinate spazio-temporali, viene adottato il concetto di  visibilità come fruizione legata alla componente auditiva, attraverso l’identificazione analogica  udibilità/visibilità e l’opposizione materialità/ immaterialità.  L’ascolto in quanto sede della manifestazione del soggettivo che ne favorisce l’estrinsecazione attraverso lo scaturire della facoltà immaginativa e affabulatrice, dà luogo a quello che potrebbe essere  definito il vero e proprio fantasma della musica, la sua componente “umbratile”. La nostra soggettività,  dunque, ha l’attribuzione di  mediare e rielaborare l’oggettività del dato musicale lasciandola inalterata e modificandola al tempo stesso, quasi  ricreandola in una dimensione autonoma inaccessibile all’altro. L’inaccessibilità si palesa a sua volta come invisibilità che diventa l’insieme e la somma dei molteplici invisibili , costituendo il limite della possibilità di visione individuale. Il fruitore esercita  la facoltà conservativa del suono, anche nella sua dimensione fantasmatica, una sorta di estensione e prolungamento dell’esistenza della musica stessa; intesa come assorbimento e custodia dell’elemento immateriale. La molteplicità di percezioni, di fruizioni, di elaborazioni può corrispondere dunque a una molteplicità di invisibili, o a molteplici aspetti di un medesimo invisibile, costruzione al tempo stesso soggettiva e oggettiva, come somma delle parti. La facoltà conservativa inoltre è direttamente collegata alla memoria sia volontaria sia involontaria, quali ulteriori strumenti della potenzialità dell’elemento strettamente “materiale” come fonte di costruzione e strutturazione dell’immateriale, collocati nella sfera percettiva del soggetto, che inerisce all’ indicibilità, toccando emozioni, pensieri, sensazioni prettamente individuali costituenti il dominio dello spirito. È proprio della natura della musica rimandare ad altro, amplificando ulteriormente la dialettica tra invisibilità e visibilità, soggettività e oggettività. Ogni esperienza può esserne occasione: riflessioni e figurazioni, associazioni e accostamenti analogici, fino all’elemento fisico corporeo della tattilità. Tutte queste operazioni rinviano alla dicotomia iniziale in modo tale da estendere ulteriormente il dominio dell’ assimilazione e ricreazione dell’ ascolto nell’ulteriorità del suo potenziale. Quale sia poi la differenza qualitativa tra la natura della musica e quella dell’immateriale che viene evocato, e in che senso l’immaterialità generi qualcosa appartenente alla sua stessa composizione,  esula dalla postulazione di una qualsiasi teoresi.

Erika Dagnino

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